Riscatto del periodo di laurea, nessun termine decadenziale per la domanda giudiziale


Il riscatto dei contributi previdenziali relativi al periodo di laurea attiene non al rapporto giuridico previdenziale propriamente detto, che sorge solo con il verificarsi dell’evento che dà titolo al corrispondente trattamento pensionistico, ma ad un diverso rapporto, ad esso preliminare, che concerne la formazione della posizione assicurativa che ne costituisce il presupposto e che ha ad oggetto il pagamento della corrispondente riserva matematica. Tanto premesso, all’azione giudiziale inerente tale istituto non può applicarsi il termine di decadenza triennale previsto per le controversie riguardanti trattamenti pensionistici (Corte di Cassazione, sentenza 02 luglio 2020, n. 13630)


La vicenda giudiziaria riguarda la decadenza dalla domanda di riscatto dei contributi previdenziali relativi al periodo di laurea, pronunciata in primo grado e poi confermata da una Corte di appello territoriale. Quest’ultima, in particolare, aveva ritenuto che, avendo il lavoratore ricorrente presentato la domanda amministrativa nell’ottobre 1985 e successivamente intentato l’azione giudiziaria nel 2010, il medesimo fosse incorso nella decadenza ex art. 47 del D.P.R. n. 639/1970, Secondo tale disposizione, infatti, in materia di controversie riguardanti trattamenti pensionistici, l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’Inps o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che il termine triennale può trovare applicazione solo rispetto alle domande presentate dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 384/1992 ed altresì che la domanda di riscatto non comporta per l’Ente previdenziale alcun esborso di ratei pregressi, ma piuttosto l’acquisizione di somme a titolo di contributi a valere su una futura prestazione pensionistica.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato. In passato, anche recente, si è ritenuto che la domanda di riscatto del corso di laurea rientrasse tra le prestazioni previdenziali previste a favore di determinati lavoratori subordinati, sicché ad essa sarebbe stato applicabile il termine di decadenza triennale ex art. 47, D.P.R. n. 639/1970, fermo restando che la maturazione del termine non escludeva che il riscatto potesse essere chiesto successivamente, ancorché con riferimento ai parametri retributivi in atto alla data della nuova domanda (Corte di Cassazione, sentenza n. 20924/2018). Tuttavia, non pare possibile dare continuità a simile opzione interpretativa.
Dal punto di vista letterale, infatti, la norma in questione assoggetta a termine di decadenza l’azione giudiziaria per le controversie in materia di trattamenti pensionistici e per quelle in materia di prestazioni della gestione di cui all’art. 24 della L. n. 88/1989 (disoccupazione, il Fondo di garanzia TFR, tubercolosi, cassa integrazione guadagni, CISOA, assegni familiari, etc.), ma la controversia concernente la sussistenza del diritto al riscatto del periodo di laurea non può considerarsi appartenente al novero delle controversie in materia di “trattamenti pensionistici”. Il riscatto è istituto finalizzato a consentire la copertura assicurativa di un periodo in cui l’interessato, essendosi dedicato allo studio, non ha potuto ottenere il versamento dei contributi assicurativi che avrebbe invece conseguito se avesse lavorato. Dunque, esso attiene non al rapporto giuridico previdenziale propriamente detto, che sorge soltanto col verificarsi dell’evento protetto che dà titolo ai corrispondenti “trattamenti pensionistici”, ma ad un diverso rapporto, ad esso preliminare, che concerne la formazione della posizione assicurativa che ne costituisce il presupposto e che ha ad oggetto il pagamento della corrispondente riserva matematica (art. 13, L. n. 1338/1962) e l’adempimento da parte dell’ente previdenziale di quegli obblighi di carattere tecnico-amministrativo utili a soddisfare il corrispondente interesse dell’assicurato.
Del resto, le stesse pronunce che hanno affermato l’assoggettabilità delle controversie in materia di riscatto alla decadenza ex art. 47, D.P.R. n. 639/1970, hanno comunque ritenuto di escludere per il diritto al riscatto ciò che invece della decadenza è conseguenza normale e indefettibile, ossia l’estinzione definitiva del diritto che ne è oggetto e l’impossibilità di conseguirlo mediante una nuova domanda. Il che è, ovviamente, conclusione contraddittoria rispetto alla premessa dell’applicabilità del regime decadenziale.

Assunzione di lavoratori in Cigs con assegno di ricollocazione, le istruzioni Inps per l’esonero


Con circolare n. 77 del 27 giugno 2020, l’Inps fornisce indicazioni per la richiesta e la fruizione dell’esonero contributivo spettante ai datori di lavoro che assumano lavoratori in Cigs beneficiari di un assegno di ricollocazione. Detta riduzione spetta per un periodo massimo di 12 mesi per le assunzioni a tempo determinato e per un massimo di 18 mesi nelle ipotesi di assunzioni a tempo indeterminato.


Come noto, nei casi di ricorso all’intervento di Cigs per le causali di riorganizzazione ovvero di crisi aziendale, per le quali non sia espressamente previsto il completo recupero occupazionale, la procedura di consultazione sindacale può concludersi con un accordo che preveda un piano di ricollocazione, con l’indicazione degli ambiti aziendali e dei profili professionali a rischio di esubero. I lavoratori rientranti nei predetti ambiti o profili possono richiedere all’ANPAL, entro 30 giorni dalla data di sottoscrizione dello stesso accordo, l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione (art. 23, D.Lgs. n. 150/2015), spendibile in costanza di trattamento straordinario al fine di ottenere un servizio intensivo di assistenza nella ricerca di un altro lavoro.
Orbene, il datore di lavoro privato, a prescindere dalla circostanza che assuma o meno la natura di imprenditore, anche se del settore agricolo, il quale assuma il lavoratore nel periodo in cui usufruisce del servizio di ricollocazione, ha diritto ad un’agevolazione contributiva consistente nell’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a suo carico, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di importo pari a 4.030,00 euro su base annua, annualmente rivalutato.
Il datore di lavoro beneficiario non deve presentare assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore che ha posto Cigs il lavoratore e che lo ha alle dipendenze.
Ricorrendo detta ipotesi, viene conseguentemente a cessare il rapporto di lavoro tra il lavoratore cassaintegrato e l’azienda dalla quale precedentemente dipendeva e che è stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale (Inps, circolare n. 109/2019).
L’esonero è riconosciuto per una durata non superiore a:
– 18 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato;
– 12 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo determinato; laddove nel corso del suo svolgimento, il predetto contratto venga trasformato in contratto a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori 6 mesi (art. 24-bis, co. 6, D.Lgs. n. 148/2015, inserito dall’art. 1, co. 136, L. n. 205/2017).
L’incentivo spetta per le assunzioni, anche a scopo di somministrazione, a tempo pieno o parziale, fermo restando che in tale ipotesi la misura della soglia massima va ridotta sulla base della durata dello specifico orario di lavoro. Rientrano nel campo di applicazione anche i rapporti di apprendistato ed i rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo con una cooperativa di lavoro. Il beneficio non spetta, invece, nelle ipotesi di:
– contratto di lavoro domestico;
– contratto di lavoro intermittente;
– prestazioni di lavoro occasionale (art. 54-bis, D.L. n. 50/2017).
La fruizione dell’esonero è subordinata, con riferimento al datore di lavoro che assume, alla regolarità contributiva, all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro, al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, commi 1175 e 1176, L. n. 296/2006). Altresì, il diritto alla fruizione è subordinato al rispetto dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione (art. 31, D.Lgs. n. 150/2015).
L’esonero contributivo è cumulabile, nei limiti della contribuzione datoriale effettivamente dovuta, con le altre riduzioni delle aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente, nonchè cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica.
Ai fini della fruizione del beneficio, il datore di lavoro interessato deve inoltrare all’Inps, avvalendosi esclusivamente del modulo di istanza on-line “BADR”, disponibile sul sito internet www.inps.it, nella sezione denominata “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)”, una domanda di ammissione all’agevolazione. L’Istituto, una volta ricevuta la domanda telematica, verifica, mediante la consultazione della banca dati gestita dall’ANPAL, se il lavoratore per la cui assunzione si richiede l’agevolazione sia titolare dell’assegno di ricollocazione e, in caso di esito positivo della verifica, autorizza la fruizione dell’agevolazione per il periodo spettante. In seguito all’autorizzazione, il soggetto interessato può fruire del beneficio mediante conguaglio/compensazione nelle denunce contributive (Uniemens o DMAG), avendo cura di non imputare l’agevolazione a quote di contribuzione non oggetto di esonero.
Il suddetto esonero, ancorché costituisca una misura di riduzione del costo del lavoro con l’utilizzo di risorse statali, si caratterizza come intervento generalizzato, potenzialmente rivolto a tutti i datori di lavoro privati che operano in ogni settore economico del Paese, e dunque non inquadrabile come aiuto di Stato ai sensi della normativa UE.

INPS: indicazioni sulla corresponsione, per luglio 2020, della quattordicesima


L’Inps comunica che nel mese di luglio 2020 provvederà d’ufficio a erogare la somma aggiuntiva, c.d. quattordicesima. Ai beneficiari verrà inviata, con spedizione centralizzata, apposita comunicazione con l’indicazione dell’importo attribuito e della provvisorietà del beneficio.


Per i beneficiari per cui risultino somme da recuperare a titolo di somma aggiuntiva non dovuta per gli anni precedenti, viene inviata apposita comunicazione raccomandata con indicazione degli importi risultati indebiti e della compensazione effettuata sulla quattordicesima corrisposta per il corrente anno.
A coloro che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dal 1° agosto (per la Gestione privata ed ENPALS) o dal 1° luglio (per le pensioni della Gestione pubblica) al 31 dicembre 2020 e ai soggetti divenuti titolari di pensione nel corso del 2020, sempre a condizione che rientrino nei limiti reddituali, la quattordicesima sarà, come di consueto, attribuita d’ufficio con la rata di dicembre 2020.
Coloro che non ricevano la quattordicesima e ritengano di averne diritto possono, in ogni caso, presentare apposita domanda di ricostituzione on line, attraverso il sito internet dell’Istituto, www.inps.it, se in possesso delle seguenti credenziali di accesso: PIN INPS, SPID (Sistema pubblico Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o Carta di identità elettronica 3.0. In alternativa, possono rivolgersi a un Patronato.


Per l’anno 2020 devono essere quindi valutati i seguenti redditi:
– nel caso di prima concessione:
– tutti i redditi posseduti dal soggetto nell’anno 2020 (rientrano in tale casistica tutti coloro che negli anni precedenti non abbiano percepito la somma aggiuntiva);
– nel caso di concessione successiva alla prima:
– i redditi per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, conseguiti nel 2020;
– i redditi diversi da quelli di cui al punto precedente, conseguiti nel 2019.
Pertanto, per l’anno corrente sono sempre utilizzati i redditi da prestazione memorizzati nel Casellario centrale dei pensionati al momento dell’elaborazione, riferiti al 2020. Per i redditi diversi sono presi in esame quelli conseguiti nell’anno 2019 ovvero, per le prime concessioni, nell’anno 2020. Per i redditi diversi da quelli da prestazione, in assenza delle informazioni relative agli anni 2020 o 2019, sono stati utilizzati i redditi degli anni precedenti, risalendo fino al 2016. In assenza dei redditi relativi agli anni dal 2016 o successivi, il beneficio non è stato attribuito. La somma aggiuntiva viene in ogni caso corrisposta a luglio 2020, in via provvisoria, e la sussistenza del diritto sarà verificata sulla base della dichiarazione dei redditi a consuntivo.
Per il diritto al beneficio viene preso in considerazione il reddito annuo del richiedente; tale reddito, in relazione agli anni di contribuzione, deve essere inferiore ai limiti previsti.

Cigd aziende plurilocalizzate, possibile inviare una domanda cumulativa per Unità Produttive omogenee


Considerata la difficoltà tecnica di presentare singoli flussi per ciascuna UP censita dall’Inps, con evidenti riflessi negativi sui tempi di erogazione della prestazione, l’Inps rende nota la possibilità, per le aziende con molteplici unità produttive, di presentare un’unica domanda su un’unità produttiva di riferimento, facendovi confluire le altre unità produttive omogenee per matricola aziendale, collocazione territoriale, periodo di sospensione concesso, attività produttiva svolta e articolazione dei giorni di sospensione dei beneficiari (Inps, messaggio 04 giugno 2020, n. 2328)


Come noto, relativamente ai trattamenti di Cig in deroga per unità produttive site in 5 o più Regioni o Province autonome in ipotesi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, a seguito dell’avvenuta emanazione del decreto ministeriale di concessione della prestazione di Cigd, l’azienda è tenuta ad inviare la domanda di integrazione salariale, modello IG_15_deroga” (cod. “SR100”), all’Inps sulla piattaforma “CIGWEB”, con il sistema del “ticket”. La domanda va trasmessa in relazione alle singole unità produttive censite dall’Inps, anche qualora il decreto concessorio abbia autorizzato unità operative (Inps, circolare n. 58/2020).
Tale flusso di gestione è così delineato al fine di consentire il monitoraggio del rispetto del limite massimo del periodo di sospensione concedibile di cassa integrazione in deroga, pari a 9 o 13 settimane, il cui conteggio viene effettuato per singola unità produttiva dell’azienda.
Tanto premesso, diverse aziende con un elevato numero di unità produttive, dislocate sull’intero territorio nazionale e oggetto di sospensione, hanno evidenziato difficoltà tecniche derivanti dal rispetto delle predette modalità di presentazione delle domande per ogni singola unità produttiva, tali da incidere negativamente sui tempi effettivi di erogazione della prestazione.
Pertanto, acquisito il parere positivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato predisposto per esse un diverso flusso di gestione di invio delle domande all’Inps, che consente alle aziende che hanno molteplici unità produttive, la presentazione di un numero minore di domande, unificandole in unità produttive omogenee per attività svolta e per collocazione territoriale. Preliminarmente all’inoltro delle domande, l’azienda deve tuttavia comunicare all’Istituto, inviando una PEC all’indirizzo dc.ammortizzatorisociali@postacert.inps.gov.it, che in relazione al decreto di concessione adottato dal Ministero, intende presentare una domanda semplificata in presenza di una pluralità di unità produttive. La PEC dovrà contenere le seguenti informazioni:
– numero decreto ministeriale;
– settimane concesse;
– Unità produttiva accorpante;
– elenco Unità produttive accorpate.
Dunque, dovranno essere espressamente indicate dall’azienda stessa le unità produttive su cui chiede di presentare domanda, unità produttive che possono ricomprendere unità produttive omogenee per matricola aziendale, collocazione territoriale, periodo di sospensione concesso, attività produttiva svolta e articolazione dei giorni di sospensione dei beneficiari. A titolo esemplificativo, l’azienda potrà dichiarare un’unità produttiva individuata per la gestione delle domande delle unità produttive ubicate nelle Regioni del Nord che hanno diritto alle 13 settimane, ed un’altra o più per la gestione delle unità produttive ubicate nelle altre Regioni per cui il decreto ministeriale ha concesso 9 settimane di sospensione.
La scelta dell’unità produttiva di riferimento su cui far confluire le domande accorpate, è considerata irreversibile e, come tale, dovrà essere utilizzata anche in caso di eventuale richiesta di proroga del trattamento di Cig in deroga con causale COVID-19, sempre al fine di consentire il monitoraggio da parte dell’Inps della prestazione concessa.
In ogni caso, tale flusso semplificato attiene esclusivamente le prestazioni di cassa integrazione in deroga connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e, di conseguenza, nulla è innovato per quanto riguarda la disciplina degli altri ammortizzatori sociali e per i quali dovranno essere utilizzate le modalità ordinarie di presentazione della domanda all’Inps.

Indennizzo per cessazione attività commerciale, sospese le domande presentate dopo il 30 novembre 2019


A seguito del monitoraggio in via prospettica degli oneri e del disequilibrio finanziario del Fondo dedicato, l’Inps comunica che l’accoglimento delle domande di indennizzo per cessazione dell’attività commerciale potrà avvenire per le sole istanze presentate entro il 30 novembre 2019. Per quelle successive occorrerà attendere l’emanazione di un apposito decreto con il quale verrà adeguata la misura dell’aliquota aggiuntiva per gli iscritti alla Gestione commercianti (messaggio n. 2347 del 05 giugno 2020)


Come noto, l’indennizzo per cessazione di attività commerciale (art, 1, D.Lgs. n. 207/1996), reintrodotto in maniera strutturale dal 2019 (art. 1, commi 283 e 284, L. n. 145/2018) ed esteso anche a coloro che hanno cessato l’attività a partire dal 1° gennaio 2017 (art. 11-ter, D.L. n. 101/2019), rappresenta una misura concessa nei limiti delle disponibilità finanziarie del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale.
Orbene, in occasione dell’ultimo monitoraggio degli oneri, è emerso che il completo accoglimento delle domande giacenti, non garantirebbe l’equilibrio del Fondo, in via prospettica, per il pagamento delle prestazioni, fino alla data di perfezionamento del requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia, con conseguente soluzione di continuità tra la percezione dell’indennizzo e la corresponsione del trattamento pensionistico.
Per scongiurare tale evenienza, la normativa prevede espressamente che in tale ipotesi l’Inps non riconosca ulteriori prestazioni.
Tanto premesso, a seguito di interlocuzioni con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quest’ultimo ha stabilito che si provvederà ad adeguare con apposito decreto interministeriale, nella misura necessaria, l’aliquota contributiva aggiuntiva a carico degli iscritti alla Gestione commercianti. Fino all’adozione del predetto decreto, l’Istituto non potrà riconoscere ulteriori prestazioni e dovrà sospendere il loro accoglimento. Ciò nonostante, nelle more dell’emanazione del decreto, gli utenti interessati possono comunque presentare domanda di indennizzo secondo le consuete modalità telematiche (Inps, circolare n. 77/2019).
Valutate le domande giacenti dell’ultimo monitoraggio e le risorse disponibili, allo stato,le Sedi Inps potranno liquidare, fermo restando la ricorrenza dei prescritti requisiti e delle previste condizioni, esclusivamente gli indennizzi riferiti alle domande presentate entro il 30 novembre 2019.
Per quanto riguarda le domande presentate successivamente, le Sedi comunque procederanno all’acquisizione e alla memorizzazione delle informazioni richieste, salvo poi comunicare agli interessati ed ai patronati intermediari che non è possibile procedere alla liquidazione dell’indennizzo per mancanza di copertura finanziaria.
La gestione delle domande avverrà in rigoroso ordine cronologico.

Iscritti Gestione separata, la verifica del requisito contributivo per l’accesso alla maternità/paternità


La riduzione da tre ad una mensilità, del requisito contributivo necessario per il riconoscimento delle indennità di maternità o paternità e di congedo parentale in favore delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla Gestione separata, implica una diversa verifica della sussistenza del diritto, a seconda se i periodi tutelati siano iniziati in data coincidente o successiva al 5 settembre 2019, ovvero si siano conclusi anteriormente (Inps, circolare 03 giugno 2020, n. 71)


Come noto, in materia di diritto all’indennità di maternità o paternità e di congedo parentale in favore delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla Gestione separata Inps, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, l’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. n. 101/2019 (convertito in L. n. 128/2019) ha modificato il requisito contributivo necessario per il riconoscimento delle predette indennità, riducendo da tre mesi ad un mese la contribuzione utile. Dunque, l’indennità di maternità o paternità e il congedo parentale sono corrisposti a condizione che, nei confronti dei lavoratori interessati, risultino accreditati alla Gestione separata contributi pari ad una mensilità nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.
Con specifico riferimento alla maternità e paternità, restano invariati:
– il periodo di riferimento dei dodici mesi antecedenti l’inizio del periodo indennizzabile all’interno del quale deve essere riscontrata la singola mensilità di contribuzione accreditata;
– la necessità che la mensilità di contribuzione sia calcolata con aliquota piena (34,23% per i parasubordinati, 33,72% per i parasubordinati privi di DIS-COLL, 25,72% per i professionisti);
– l’applicazione del principio di automaticità delle prestazioni (art. 64-ter, D.Lgs. n. 151/2001), in forza del quale viene garantito il riconoscimento del diritto all’indennità di maternità o paternità in favore delle lavoratrici e dei lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione separata, anche nel caso di mancato versamento del contributo mensile da parte del committente. Tale principio, infatti, non trova applicazione in favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata che siano responsabili dell’adempimento dell’obbligazione contributiva, come, ad esempio, i liberi professionisti iscritti alla Gestione stessa (Inps, circolare n. 42/2016).
La modifica si applica sia agli eventi di “parto” che alle adozioni o affidamenti preadottivi nazionali o internazionali.
Quanto alla decorrenza della nuova condizione, sono indennizzabili, sulla base dell’unica mensilità di contribuzione, i periodi di maternità o paternità iniziati in data coincidente o successiva al 5 settembre 2019 (data di entrata in vigore del D.L. n. 101/2019). Non possono, invece, essere indennizzati i periodi di maternità o paternità che si sono conclusi prima del 5 settembre 2019.
Anche riguardo al trattamento economico per congedo parentale, la modifica normativa produce riflessi sul requisito contributivo. Conseguentemente, la fruizione effettuata nei primi tre anni di vita del minore ovvero dall’ingresso in famiglia o in Italia, può essere indennizzata solo a condizione che risulti effettivamente accreditata almeno una mensilità di contribuzione con aliquota piena nei dodici mesi precedenti l’inizio di ogni periodo indennizzabile di congedo parentale richiesto, non rilevando in nessun caso il principio dell’automaticità delle prestazioni (art. 64-ter, D.Lgs n. 151/2001).
Qualora poi il congedo parentale sia fruito nel primo anno di vita del minore ovvero dall’ingresso in famiglia o in Italia, pur non riscontrandosi la sussistenza del requisito contributivo, l’indennità può comunque essere riconosciuta se il richiedente aveva titolo all’indennità di maternità o paternità, a prescindere dall’effettiva fruizione della stessa. Al riguardo, al fine della verifica del citato diritto, se il periodo di maternità o paternità ricade totalmente nel periodo anteriore al 5 settembre 2019 (data di entrata in vigore del D.L. n. 101/2019), deve essere accertato il requisito contributivo delle tre mensilità di contribuzione, effettivamente versate con aliquota piena, nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di maternità o paternità. Se, invece, il periodo di maternità o paternità ricade parzialmente o totalmente dopo la data del 5 settembre 2019, deve essere accertato il requisito contributivo di una mensilità di contribuzione.
Evidentemente, in relazione ai periodi di congedo parentale fruiti prima del 5 settembre 2019, il riconoscimento dell’indennità rimane subordinato all’accertamento che risultino effettivamente versate tre mensilità di contribuzione. Infine, considerata la frazionabilità del congedo parentale, le richieste relative a periodi di congedo parentale ricadenti in parte nella vigente disposizione e in parte nella precedente devono essere istruite diversamente secondo le rispettive indicazioni.

Premi Inail, per la sospensione dei versamenti necessaria la comunicazione on line


Al fine di fruire della sospensione dal versamento dei premi assicurativi Inail, i soggetti interessati devono inviare apposita comunicazione telematica all’Istituto, specificando la disposizione normativa che hanno applicato e dichiarando altresì di essere in possesso delle condizioni richieste per usufruire del beneficio. Nelle more della realizzazione dell’apposito servizio on line, per i casi urgenti, rappresentati soprattutto dalla sospensione delle rate delle rateazioni ex art. 2, co. 11, D.L. 338/1989, è necessario che i beneficiari trasmettano la comunicazione tramite Pec alla Sede competente (Inail, circolare 18 maggio 2020, n. 21).


I soggetti interessati alla sospensione dei premi Inail devono comunicare all’Istituto di aver effettuato la sospensione dei versamenti, specificando la disposizione che hanno applicato e dichiarando altresì di essere in possesso delle condizioni richieste per usufruire del beneficio, fermo restando i controlli successivi sull’effettiva sussistenza dei requisiti. A tal fine, è in corso di realizzazione un apposito servizio on line, che sarà reso disponibile sia ai titolari dei codici ditta che ai loro intermediari in possesso di delega. Nello stesso servizio, gli utenti dovranno anche comunicare se al termine di ogni periodo di sospensione previsto, gli stessi intendono effettuare i versamenti in unica soluzione o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo. Il servizio gestirà, infatti, tutte le sospensioni finora previste per l’emergenza epidemiologica e consentirà quindi agli utenti di effettuare:
A) le comunicazioni di sospensione dei versamenti per i mesi di aprile e maggio 2020 per riduzione del fatturato, per inizio attività di impresa, arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019, per gli enti non commerciali (art. 18, commi 1-5, D.L. n. 23/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da giugno 2020, i soggetti che hanno applicato la sospensione devono indicare nel modello F24 il seguente numero di riferimento:
– per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro: “999192” per il pagamento in unica soluzione e “999193” per il pagamento rateale;
– per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro: “999194” per il pagamento in unica soluzione e “999195” per il pagamento rateale;
– per i soggetti che hanno intrapreso l’attività successivamente al 31 marzo 2019: “999196” per il pagamento in unica soluzione e “999197” per il pagamento rateale;
– per gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa: “999198” per il pagamento in unica soluzione e “999199” per il pagamento rateale;
B) le comunicazioni di sospensione degli adempimenti e dei versamenti dal 23 febbraio al 30 aprile 2020 (art. 5, co. 1, D.L. n. 9/2020) per i soggetti operanti nei Comuni ex zona rossa (Allegato 1, D.P.C.M. 1° marzo 2020).
Alla ripresa dei versamenti, da maggio 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999186” per il pagamento in unica soluzione;
– “999187” per il pagamento rateale;
C) le comunicazioni di sospensione degli adempimenti e dei versamenti dal 2 marzo al 30 aprile 2020 per le imprese del turismo, dei trasporti, etc. (art. 61, co. 2, D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da maggio 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999188” per il pagamento in unica soluzione;
– “999189” per il pagamento rateale;
D) le comunicazioni di sospensione degli adempimenti e dei versamenti dal 2 marzo al 31 maggio 2020 per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive professionistiche e dilettantistiche (art. 61, co. 5, D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da giugno 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999184” per il pagamento in unica soluzione;
– “999185” per il pagamento mediante rateizzazione;
E) le comunicazioni di sospensione dei versamenti dall’8 al 31 marzo 2020, per ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro (art. 62, co. 2, lett. c), D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da maggio 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999190” per il pagamento in unica soluzione;
– “999191” per il pagamento rateale;
F) le comunicazioni di sospensione dei versamenti dal 30 aprile al 15 luglio per le imprese del settore florovivaistico (art. 78, co. 2-quinquiesdecies, D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da luglio 2020, i soggetti che hanno applicato la sospensione devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999200” per il pagamento in unica soluzione;
– “999201” per il pagamento rateale.
In attesa del servizio telematico, per i casi urgenti, rappresentati soprattutto dalla sospensione delle rate delle rateazioni ex art. 2, co. 11, D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, è necessario che i beneficiari trasmettano la comunicazione tramite Pec alla Sede competente. In ogni caso, gli interessati, dovranno ripresentare la comunicazione con il servizio on line che sarà rilasciato.

Sospensione contributi artigiani e commercianti per riduzione fatturato: ammessi i soci lavoratori


La sospensione del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con scadenza legale nell’arco temporale decorrente dal 1° aprile al 31 maggio 2020, si applica non solo ai soggetti titolari di imprese la cui forma giuridica sia ditta individuale e impresa familiare, ma anche ai soci lavoratori di società, per i quali, tuttavia, la sussistenza del requisito di legge (diminuzione del fatturato o dei corrispettivi) deve riscontrarsi con riferimento all’impresa per la quale sussiste l’obbligo di iscrizione alla gestione previdenziale.


In merito alla sospensione del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con scadenza legale nell’arco temporale decorrente dal 1° aprile al 31 maggio 2020, per i soggetti che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nei predetti mesi rispetto a quelli corrispondenti del precedente periodo d’imposta (art. 18, L. n. 23/2020), ferma restando l’eventuale operatività disgiunta per il mese di aprile o maggio 2020, la stessa si caratterizza come intervento generalizzato ovvero potenzialmente rivolto a tutti i soggetti contribuenti con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in qualsiasi area del territorio nazionale. Pertanto, non essendo la relativa disciplina idonea a determinare un vantaggio a favore di determinati settori, regioni o tipi di imprese, la predetta sospensione non si configura come aiuto concesso dallo Stato ovvero mediante risorse statali (art. 107, paragrafo 1, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).
Nella sospensione sono ricompresi i versamenti relativi ai piani di rateazione concessi dall’Inps, alle note di rettifica, nonché agli atti di recupero da accertamento amministrativo o di vigilanza le cui scadenze ricadano nel periodo di aprile e maggio 2020.
Altresì, rientrano nell’ambito di applicazione della sospensione dei termini di versamento, i soggetti che risultano titolari di imprese la cui forma giuridica sia ditta individuale e impresa familiare, con riguardo ai contributi sul minimale dovuti alle Gestioni speciali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, aventi scadenza il 18 maggio 2020.
Peraltro, come chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sono ammessi al beneficio anche i soci lavoratori di società, per i quali, tuttavia, la sussistenza del requisito di legge (diminuzione del fatturato o dei corrispettivi) deve riscontrarsi con riferimento all’impresa per la quale sussiste l’obbligo di iscrizione alla gestione previdenziale. Così, nell’ipotesi di un iscritto che presenta una pluralità di partecipazioni societarie, il requisito va verificato soltanto per riferimento all’impresa per la quale sussiste l’obbligo di iscrizione alla gestione.

Inps, sospensione dei contributi fissi ed associativi anche per artigiani e commercianti


Il versamento dei contributi in misura fissa dovuti dai lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali a titolo di prima rata del 2020, in scadenza il 18 maggio 2020, al ricorrere del requisito di riduzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta, ovvero di aver intrapreso l’attività di impresa in data successiva al 31 marzo 2019, è sospeso per il mese di maggio 2020 fino alla data del 30 giugno 2020 (Inps, comunicato stampa 15 maggio 2020 e messaggio 15 maggio 2020, n. 2015)


Con riferimento alla scadenza del versamento della contribuzione in misura fissa dovuta ai lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali a titolo di prima rata del 2020 (termine del 18 maggio 2020), al ricorrere del requisito di riduzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% (50% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 50 milioni) nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta, opera la sospensione dei termini per il mese di maggio 2020 fino alla data del 30 giugno 2020 (art. 18, commi 1 e 3, D.L. 8 aprile 2020, n. 23).
Altresì, sono sospesi gli obblighi contributivi nei confronti delle predette Gestioni, per i soggetti che hanno intrapreso l’attività di impresa in data successiva al 31 marzo 2019 (art. 18, co. 5, D.L. 8 aprile 2020, n. 23).
Nel caso di adesione alla sospensione contributiva, gli iscritti effettuano il versamento delle quote associative da destinare al finanziamento delle attività e dei servizi dell’Associazione alla quale aderiscono, solo alla ripresa degli obblighi contributivi.
I relativi versamenti andranno effettuati senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione, entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo, a decorrere dal mese di giugno 2020.
In ogni caso, per tutti i lavoratori autonomi iscritti, all’avvenuto versamento in soluzione unica entro il 30 giugno 2020 dell’importo integrale dovuto all’Inps, anche il versamento della quota associativa sarà considerato effettuato nei termini di legge e, quindi, riversato alle Associazioni nei termini contrattuali vigenti.
Nel caso di richiesta di ripresa dei versamenti in 5 rate mensili di eguale importo, invece, sulla base delle istruzioni che verranno fornite in seguito dall’Inps, verrà rateizzato anche l’importo della quota associativa. In tale ipotesi, la quota associativa verrà riversata all’Associazione solo dopo la verifica dell’avvenuto pagamento tempestivo e integrale di quanto dovuto all’Istituto, nonché all’esito positivo delle verifiche in ordine alla sussistenza dei requisiti per il diritto alla sospensione contributiva.

Denuncia aziendale Uniemens, le modalità di compilazione in caso di sospensione dei contributi


Con il messaggio n. 1946 dell’11 maggio 2020, l’Inps fornisce indicazioni per la compilazione della Denuncia aziendale del flusso Uniemens, nell’ipotesi di sospensione degli obblighi contributivi recata dalle attuali norme emergenziali e di contestuale obbligo di versamento di contributi derivanti da norme dei CCNL applicati, anche in presenza di conguagli a credito dell’azienda a seguito di somme anticipate per conto dell’Inps.


Come noto, le aziende utilizzano le dichiarazioni contributive Uniemens per effettuare, non solo il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge, ma anche il versamento di contributi derivanti da norme contrattuali dei CCNL applicati. In particolare, ogni azienda che effettua detti versamenti indica nell’elemento <CodAssociazione> dell’elemento <ContribAssistenzaContrattuale> (sezione Denuncia Aziendale), il codice riferito al CCNL applicato (allo stato, sono censiti 61 codici) e valorizza il relativo elemento <ImportoContributo>, indicando l’importo complessivo dei contributi contrattuali da versare nel mese. Sulla base delle predette informazioni, l’Inps, una volta accertato l’avvenuto versamento, provvede al trasferimento delle somme in questione ai destinatari individuati dai vari CCNL.
Tanto premesso, la sospensione dei versamenti contributivi riguarda esclusivamente la contribuzione previdenziale ed assistenziale e non anche i contributi contrattuali. Al riguardo, gli importi sospesi vanno esposti nella <DenunciaAziendale>, nella sezione <AltrePartiteACredito>, specificando il corretto codice di sospensione nell’elemento <CausaleACredito> ed il relativo importo sospeso nell’elemento <SommeACredito>.
Il relativo modello F24, pertanto, riporta l’eventuale importo dei contributi obbligatori non sospesi e quello dei contributi contrattuali.
A titolo di esempio:
– contributi dovuti: euro 10.000,00 (<TotaleADebito>)
– contributi sospesi: euro 10.000,00 (<SommeACredito> con riferimento ai codici di sospensione)
– contributi contrattuali: euro 100,00 (<ImportoContributo> con riferimento ai codici dei contributi contrattuali)
– versamento a mezzo F24: euro 100,00.
Nell’ipotesi, invece, di azienda con obblighi contributivi sospesi, conguaglio di somme anticipate per conto dell’Inps (ad esempio, per trattamento di integrazione salariale ordinaria) e versamento dei contributi contrattuali, ai fini della compilazione della dichiarazione Uniemens: nell’elemento contribuzione sospesa l’azienda riporta esclusivamente un importo pari al massimo a quello dei contributi dovuti, nelle somme a credito l’importo dei conguagli effettuati, nell’elemento <ContribAssistenzaContrattuale> il codice di assistenza contrattuale riferito al CCNL applicato e l’importo dei versamenti del mese. Laddove l’importo dei conguagli effettuati sia superiore a quello dei contributi contrattuali, non risultano obblighi di versamento.
A titolo di esempio:
– contributi dovuti: euro 10.000,00
– contributi sospesi: euro 10.000,00
– conguaglio per anticipazioni datore di lavoro c/o INPS: euro 2.000,00
– contributi contrattuali: euro 100,00
– versamento a mezzo F24: non è necessario alcun versamento, in quanto la denuncia si chiude con un credito a favore dell’azienda, pari ad euro 1.900,00 (somme a conguaglio meno contributi contrattuali).
Infine, nell’ipotesi di azienda con obblighi contributivi sospesi e versamento di contributi contrattuali alla ripresa degli obblighi contributivi, per la compilazione del flusso Uniemens dei mesi oggetto di sospensione contributiva, nell’elemento <ContribAssistenzaContrattuale>, va indicato il codice di assistenza contrattuale riferito al CCNL applicato senza valorizzare alcun importo nel relativo campo; nell’elemento contribuzione sospesa, invece, si riporta esclusivamente un importo pari al massimo a quello dei contributi obbligatori (per legge) dovuti. Nell’Uniemens del mese per cui si riprendono gli obblighi contributivi, l’azienda riporterà nell’elemento <ImportoContributo> dell’elemento <ContribAssistenzaContrattuale> (sezione Denuncia Aziendale), l’importo complessivo dei contributi contrattuali riferiti al mese corrente e ai mesi pregressi.